Mediazione marittima – Requisiti – Nullità del contratto

In un recente lodo relativo a una controversia nella quale ho avuto la possibilità ed il piacere di patrocinare la parte chiamata in arbitrato da una società di diritto svizzero, che reclamava il pagamento della provvigione per aver messo originariamente in contatto le parti tra le quali in epoca successiva si è realizzata la compravendita, a condizioni diverse da quelle iniziali, di una imbarcazione da diporto, la Camera Arbitrale di Genova ricostruisce la normativa in materia di mediazione marittima, chiarendo i requisiti per l’esercizio della professione di mediatore marittimo in Italia da parte, nel caso di specie, di una società estera. In sostanza, la Camera Arbitrale di Genova conclude come “per lo svolgimento dell’attività di mediatore marittimo in Italia, sia previsto il superamento di un esame abilitante, il deposito di una cauzione e l’iscrizione in camera di Commercio”, secondo quanto disposto dagli art.7 e 9 della Legge 12.03.1968 n.478. In mancanza di tali requisiti, che la società svizzera non ha dedotto nè dimostrato, ipotizzando di aver operato sul proprio territorio nazionale avvalendosi di strumenti telematici, circostanza smentita poi dai fatti, con la conferma, invece, che l’affare si è concluso in Italia, il contratto con il quale la società straniera, operando anche sporadicamente o occasionalmente sul territorio nazionale, ha messo in contatto in origine le parti che poi hanno successivamente trasferito tra loro un’imbarcazione da diporto, è affetto da nullità e il mediatore non ha diritto alla provvigione.

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